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Le persone come Manuel e suo padre, pensò Giulio, si vestivano da dentro a fuori, in modo che ogni giorno, quando si svegliavano, si mettevano le idee, e sulle idee le viscere, e sulle viscere i muscoli, e così via fino al tessuto dei vestiti.
Lui, invece, si vestiva da fuori a dentro [...] sperando che tutta quella decorazione esteriore desse vita ad un carattere originale, ad un pensiero diverso, ad un modo insolito di affrontare il mondo.
Ci riusciva?
Grazie a me, perchè quel giorno ho deciso di iniziare a leggere questo libro, che, in questo momento, parla al mio posto.
Peccato averlo già finito. Ho ripercorso ogni pagina, ricercarco le frasi sottolineate, per ricordare, per rivivere le emozioni di un tempo. Leggere un libro è entrare in un altro mondo, in un'altra storia. Anche se lo leggiamo in breve tempo, le prime pagine -rilette dopo aver concluso la lettura- ci sembrano sempre come un ricordo dell'infanzia. Le rileggo con tenerezza, come pensando "che tempi erano quelli" - "tempi" che magari ho letto due giorni prima- . Ma è un po' così. E ora sono piena di nostalgia e malinconia. Cosa staranno facendo Laura e Giulio ora? Non importa. Non deve durare sempre tutto a lungo. A volte, ciò che dura meno, è anche migliore.
Ma devo riflettere per conto mio. Non sono momentaneamente in grado di esprimere un pensiero pubblicabile.
Ciao anche a te, piccola Giulia. Neanche io so se mi saresti piaciuta come figlia.
Postato da ladyPenCil [commenti (1)]
Che pena però...
ritrovare all'improvviso persone che non si vedevano da una vita,
ma alle quali abbiamo pensato, di tanto in tanto, durante tutti
questi anni... e scoprirle abbracciate a persone, come un tempo
lo sono state a te, a ridere con loro, come un tempo lo hanno
fatto con te. E se guardo le mie foto, penso che al posto delle
persone che abbraccio e con cui rido, potrebbero esserci loro,
che ricontro solo adesso, dopo tutti questi anni...
Dirglielo o non dirglielo? E se sono cambiate? Com'ero al tempo?
Cosa facevo in quegli anni? Cosa si aspettano da me?
A volte, forse, sarebbe meglio lasciare alcune persone tra i ricordi.
Semplicemente perchè quello che ricordiamo di loro non esiste
più, almeno in parte. E anche noi siamo ormai cambiati, almeno in
parte. E ora, due persone, un tempo unite, si salutano quasi come
estranee, quasi come stessero parlando con un vago ricordo... ma
molto vago, per una, per l'altra forse più concreto...
non so se vale la pena continuare. Forse è meglio solo ricordare.
Grazie a V., invece, che a 12 anni mi chiamava in un modo, e dopo
12 anni di assenza, mi ha ritrovato e mi ha chiamato allo stesso
modo.
Postato da ladyPenCil [commenti (1)]

superato il mese di reclusione.
BUah.
Postato da ladyPenCil [commenti (3)]

Che bello non essere più bambina.
Questo è il giorno che più odiavo:
l' Epifania. Era un trauma, come credo
per ogni bambino. Si sa, i bimbi non
hanno la percezione del tempo che può
avere un adulto. Un fine settimana, per loro,
è una specie di vacanza.
E non lo si capisce solo per la gioia
che provano quando suona l'ultima
campanella del venerdì, ma anche,
e sopratutto, per l'angoscia che sentono
la domenica sera quando devono andare
a letto (sopratutto se non hanno fatto
tutti i compiti- e io ne so qualcosa).
Ora ne sto parlando superficialmente, ma io
avevo l'angoscia dentro, l'angoscia del tempo,
del tempo che era ormai finito........
E invece ora no =)
Sono universitaria, quindi le vacanze
durano fino a metà febbraio e il rientro
è una gioia (perchè la vacanza è quasi
sempre sinonimo di esami). Fatto sta
che la vita universitaria è la mia preferita.
I ritmi sembrano studiati apposta per me.
Mi trovo superbene. E mi piace anche il
dover lavorare di notte.
Quindi smettiamola con quest'esaltazione
dell'infanzia. Non ce lo ricordiamo forse,
ma non era poi l'idillio che ci inventiamo
con il passare degli anni.
Ma se ne potrebbe parlare per ore.
Per adesso, mi godo il mio libro in tutta
tranquillità e spero che il sindaco decida
di non aprire le scuole domani, per la neve.
Se fossi piccola, starei sperando con tutte
le mie forze di sentire la bella notizia in tv...
Quante volte l'ho sperato... anche quando
il tempo era evidentemente soleggiato...
ay, piccini... resistete per un'altra decina d'anni...
muaHA HA ha HA hA ha ha.
-_-
fine.
Postato da ladyPenCil [commenti (4)]
Io non voglio morire come un cretino e, dato che un giorno o l’altro, senza rimedio, dovrò morire, sopra ogni cosa voglio curare nel mio tempo l’unica cosa che è sicura e irrimediabile, ma soprattutto voglio curare la forma della mia morte, perché è la forma ciò che invece non è né tanto sicuro né irrimediabile. È la forma di morire quello che dobbiamo curare, e per curarla dobbiamo curare la nostra vita, perché sarà questa, senza essere niente in sé, quando finirà o sarà sostituita, l’unca cosa che, tuttavia, sarà capace di farci sapere, alla fine, se moriamo come cretini o se moriamo in modo accettabile. Tu sei la mia vita e il mio amore e la mia vita di conoscenza, e dato che sei la mia vita, non voglio tenere al mio fianco altra persona che non sia tu cuando morirò. Però non voglio que arrivi all’improvviso, al mio capezzale, dopo aver saputo che sono ormai agonizzante, né che sopraggiunga al mio funerale per salutarmi quando io non potrò più vederti, odorarti, baciare il tuo viso, e nemmeno che accetti o cerchi di accompagnarmi nei miei ultimi anni perché entrambi saremo sopravvissuti alle nostre rispettive e disgraziate o separate vite, no. Non mi basta. Voglio che nell’ora della mia morte, lì accanto a me, ci sia l’incarnazione della mia vita, che non sarà altra cosa che quello che questa sarà stata, e perché tu sarai stata questo, è necessario che tu stia al mio fianco da ora fino al mio momento definitivo. […] Per questo, se te ne vai ora, non mi toglierai solo la mia vita e il mio amore e la mia vita di conoscenza, ma anche la forma di morte che ho scelto.
Ricordo ancora perfettamente come mi ascoltava lei, rilassata sul letto di una camera d’hotel: scalza, ma ancora vestita, apoggiata sui gomiti e con le gambe incrociate; la gonna grigia un po’ alzata, lasciava vedere una parte della coscia […]; e il dolce sguardo ironico e grave, così fisso sulle mie incessanti labbra che mi faceva sentire che ero solo labbra e che le mie labbra erano le uniche responsabili e artefici di quanto da loro veniva fuori.
- E se morissi prima io?
- Potrebbe succedere di tutto- risposi prima di ogni cosa. Ma credo che lo feci per dissimulare o posticipare un po’ (lo feci per guadagnare tempo) l’unica altra risposta comune e ammissibile che venne a continuazione, quella che lei si aspettava e che qualunque altro mortale si sarebbe aspettato in quel momento, se fosse stato come lei, lì, rilassato su quel letto: “Ma la tua morte sarebbe anche la mia”-. Ma la tua morte sarebbe anche la mia – dissi a quella donna […]

Humble me, Lord.
E come ogni Natale, preparo i bigliettini con te, dolce Norah.
Postato da ladyPenCil [commenti (1)]

"Le città sono fatte di desideri e di paure."
Italo Calvino, Le città invisibili.
Madrid e Milano. E la mia esperienza postmoderna.
Postato da ladyPenCil [commenti (1)]
Credo che pochi capiranno questo post, per il limite che rappresenta la lingua. In ogni caso pubblico questo testo, di un noto scrittore spagnolo, Juan José Millás (Valencia, 1946) per dire BASTA a tutti coloro che davanti all'arte dicono: "Cosa ci vuole? Anche io lo posso fare". No, miei carissimi., non illudetevi . L'arte della parola, dell'immagine del suono, dell'idea, del pensiero... l'arte... è un dono di natura. Non tutti possono. Non tutti possono creare un infinitesimo d'arte. E non tutti sono capaci di fruirne Rassegnatevi, è possibile dedicarsi ad altro. Ma viva gli eletti. VIVA gli eletti. Viva GLI ELETTI. Vivi gli ELETTI.
JUAN JOSÉ MILLÁS
Respuestas tipo
JUAN JOSÉ MILLÁS 21/11/2008
Si encierras en una jaula a una rana en celo y la abandonas en el jardín, enseguida estará rodeada de machos llegados de todos los confines del barrio. Entre esos machos asoma a veces un lagarto despistado, crápula, o curioso dispuesto a mojar. ¿Qué animal, de todo ese conjunto, llamaría nuestra atención? El lagarto, sin duda, por estar donde no debe. Ahora bien, si metemos en nuestra cabeza una frase interrogativa, enseguida aparecerán respuestas convencionales. Entre ellas, con suerte, veremos una contestación extraña, rara, que no pertenece en apariencia a la naturaleza o a la lógica de la pregunta. Ésa es sin embargo la contestación que interesa, entre otras cosas porque no abundan las respuestas raras, que son las verdaderamente productivas. El resultado de cruzar una rana hembra con una rana macho ya lo conocemos, es el de siempre. En ese cruce no hay progreso ni sorpresa, sólo una especie de círculo vicioso, un vuelta a empezar que ya fatiga. Lo interesante sería ver cómo se lo monta el lagarto, cómo reacciona la rana, y qué sale de ese apareamiento contra natura.
La pregunta frente a la crisis (¿cómo hemos llegado a esto?) ha atraído a miles de respuestas normales, respuestas macho, podríamos decir, cuyas pautas conocemos de sobra. Pero tales respuestas son improductivas porque equivalen a señalar que un kilómetro tiene 1.000 metros, y eso ya estaba contenido en la pregunta. Lo que a estas alturas necesitamos es una respuesta rara, inaudita, anómala, una respuesta original, que nos ayude a entender el desastre en el que braceamos con desesperación y quizá a salir de él. A ver si se le ocurre a alguien. Entre tanto, espanten de los alrededores de su cabeza a esas ranas macho que han acudido al olor de las feromonas y que buscan lo de siempre. Luego, como es habitual, si te he visto no me acuerdo.
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... finalmente a casa ...
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